5.3.26

Roma dedica la Comunità Terapeutica di Salone e i murales di Diavù a Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia

L’artista David Diavù Vecchiato realizza dei murales per MURo (Museo di Urban Art di Roma) in omaggio a Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia a Salone sulla Comunità Terapeutica che prende il nome dei Basaglia nel giorno di nascita dello psichiatra e neurologo che ha chiuso i manicomi in Italia.

 

David Diavù Vecchiato, Franco Basaglia.         

Cortile esterno della Comunità Terapeutica “Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia”.

Roma, 2026.

  

 

Mercoledì 11 marzo 2026, ore 11.

Struttura Residenziale Terapeutico Riabilitativa Estensiva di Salone

Vicolo della Stazione di Salone 12, Roma.

 

 

L’associazione Muro APS sta producendo la realizzazione di più murales dell’artista David Vecchiato, in arte Diavù, dedicati alle figure di Franco Basaglia e di Franca Ongaro Basaglia sulle pareti della Struttura Residenziale Terapeutico Riabilitativa Estensiva di Salone per il Dipartimento di Salute Mentale UOC SM D6.

I murales di Diavù nella Comunità Terapeutica di Salone intendono fare omaggio al visionario psichiatra e neurologo Franco Basaglia, a sua moglie Franca Ongaro Basaglia e a tutto lo staff di terapeuti illuminati che cinquant’anni fa ha rivoluzionato il concetto stesso di salute mentale rimettendo al centro la dignità e l’umanità della persona, non la malattia. 

Sono coinvolti attivamente nella realizzazione delle opere di Diavù anche i ragazzi ospiti della struttura grazie a una serie di incontri propedeutici tra l’artista e gli utenti e un workshop di Street art iniziati già da luglio 2025, svolti sotto la consulenza del dirigente psichiatra Responsabile della SRTRE Dott. Emanuele Caroppo e in sintonia coi laboratori di arte già in corso, tenuti da Giorgia Giannotti

La scelta di dedicare la Comunità a Franco Basaglia e Franca Ongaro Basaglia non è certo casuale. Il loro staff è stato il primo a dimostrare concretamente, grazie a un grande impegno sociale oltre che professionale, che non si può curare la mente senza curare l’anima, senza considerare la persona nella sua interezza: corpo, emozioni, storie e sogni. Oggi la struttura di Salone accoglie ragazze e ragazzi con disturbi psichiatrici gravi, ispirandosi proprio a questo principio, con un percorso terapeutico che abbraccia la dimensione bio-psicosociale e che mette la persona al centro.

La proposta di M.U.Ro. (Museo di Urban Art di Roma) di far realizzare dei murales da Diavù e dai ragazzi ospiti della struttura sulle pareti esterne della stessa intende dimostrare che l’arte, con il suo potere di trasformazione, diventa una parte fondamentale del viaggio verso la guarigione. Il progetto si è ispirato non a caso al Laborario P, esperimento artistico del 1973 che Franco Basaglia fece nell’ospedale psichiatrico San Giovanni di Trieste con l’aiuto del regista Giuliano Scabia e dell’artista Vittorio Basaglia, e che produsse l’opera Marco Cavallo.

Il primo tra i murales previsti, che ritrae lo psichiatra e neurologo veneziano, è stato appena realizzato dall’artista romano nel cortile della Struttura Residenziale Terapeutico Riabilitativa Estensiva di Salone in Vicolo della Stazione di Salone n. 12 e sarà inaugurato mercoledì 11 marzo 2026 alle ore 11 alla presenza dell'artista, del personale della Struttura, dei ragazzi della Comunità e delle istituzioni.

 

L’opera ha visto la luce grazie a una serie di donazioni economiche ricevute da privati sostenitori dei progetti di arte pubblica di MURo (Museo di Urban Art di Roma) e, per far fronte alle spese per la realizzazione delle prossime opere, l’APS MURo ha lanciato una raccolta fondi sulla piattaforma di crowdfunding GoFundMe:

 


Il sostegno al progetto permetterà ai donatori di ricevere in cambio del loro supporto al progetto delle opere originali e stampe d’arte dell’artista Diavù.

Questo murale non è solo un’opera decorativa, ma un viaggio collettivo, un percorso di scoperta e collaborazione tra l’artista e i giovani ospiti. Ogni ragazzo e ogni ragazza ha avuto l’opportunità di partecipare alla realizzazione di questo ritratto di Basaglia, lasciando un segno tangibile, una traccia di sé sulle pareti che tutti gli ospiti della struttura vedranno ogni giorno. Questa creazione condivisa sarà un simbolo di appartenenza e di identità, un’immagine di speranza e di rinascita che rimarrà per sempre sulla facciata della comunità, ricordando che la guarigione è possibile quando si lavora insieme. 

 

Il murale di Diavù

è prodotto da:

 

  

MURo Museo di Urban Art di Roma

 

Assistenti dell’artista:

Chiara Orillo e i ragazzi ospiti della Comunità Franco Basaglia e Maria Ongaro Basaglia di Roma.

 

Sponsor: 

 

 

E con il sostegno di:

Studio associato Notai Lombardo

Dott. Andrea Mirenda

 

Partner tecnico:

 

 

Contatti Stampa:

MURO APS – info@muromuseum.com – Tel: +39 371 6949610

 

11.5.25

Il 1° murale di Ilona Polanski a Roma è per MURo

L’artista ceca Ilona Polanski dedica un’opera a don Roberto Sardelli e alla “Scuola 725” al Parco degli Acquedotti per MURo Museo di Urban Art di Roma. 

A cura di David Diavù Vecchiato per MURo

Murale: dal 12 al 17 maggio 2025

Inaugurazione: Venerdì 16 maggio 2025 h.10:00

 

Scuola Primaria Aldo Fabrizi

Via Valerio Publicola 165, Rome

 


A 15 anni dalla sua nascita, il MURo (Museo di Urban Art di Roma), nato nel quartiere Quadraro di Roma coi primi murales di Diavù nel 2010, dopo aver prodotto importanti opere di Street art in tutta la Capitale torna a maggio 2025 nei suoi luoghi d'origine producendo un'opera muraria sulle pareti esterne della scuola primaria del Plesso Scolastico Aldo Fabrizi, all’angolo tra via Valerio Publicola e via Lemonia, di fronte al Parco degli Acquedotti.

 

Il nuovo murale, prodotto assieme all’Istituto Culturale Ceco di Roma presso l'Ambasciata della Repubblica Ceca a Roma, è un’opera dell'artista cecoslovacca Ilona Polanski, che intende con quest'opera omaggiare la "Scuola 725" di don Roberto Sardelli, esperienza didattica alternativa che ha visto la luce proprio sotto gli archi dell'Acquedotto Felice tra il 1968 e il 1973.

 

L'Acquedotto Felice è stato infatti per più di trent'anni, dopo la Seconda Guerra Mondiale, una zona marginalizzata di Roma, dove molti migranti del sud Italia e degli Abruzzi, oltre agli sfollati dei quartieri bombardati dagli anglo-americani, vivevano in baracche improvvisate sotto gli archi, affrontando condizioni sanitarie precarie e costante rischio di malattie. 

I bambini che vivevano lì venivano spesso esclusi dalle scuole, finendo così in strada, senza istruzione. Don Roberto Sardelli visse con loro, fondando la "Scuola 725" per offrire istruzione e migliori opportunità ai giovani residenti. 

Nel 1973 quelle baracche furono demolite (ma la demolizione di tutte le baracche degli Acquedotti terminò nel 1984), ma il forte senso di comunità che si era sviluppato nella zona rimase una parte significativa della sua storia.

 

«E’ un onore per il nostro Municipio ricevere un’opera dell’artista Ilona Polanski e per questo ringraziamo MURo e l’Istituto Culturale Ceco di Roma», afferma il Presidente del VII Municipio di Roma Francesco Laddaga, aggiungendo: «la storia di don Sardelli rappresenta un forte motivo identitario per il nostro territorio e parla di attenzione agli ultimi e possibilità di riscatto per tutti: che sia raccontata in modo permanente sul muro di una scuola a pochi metri da dove sbocciò è motivo per noi di grande gioia e soddisfazione».

 

Secondo le parole del direttore del Centro Ceco di Roma, Robert Mikoláš: «si tratta del primo murale ceco nella metropoli italiana ed è fantastico che sia stato realizzato da una delle migliori artiste ceche. Inoltre, l'opera di Ilona Polanski è conosciuta in tutto il mondo e ora sia i residenti che i visitatori di Roma hanno l'opportunità di conoscerla. È anche simbolico che i loro personaggi e colori rallegreranno le pareti della scuola primaria, Plesso Scolastico Aldo Fabrizi, un'istituzione che offre la cosa più importante nella vita, ovvero l'istruzione, a tutti i bambini senza distinzione».

 

Il curatore del progetto, David Diavù Vecchiato aggiunge: «Lo stile pittorico e la tavolozza di Ilona Polanski richiamano alla mente sensazioni positive, anche se le tematiche delle sue opere sono spesso serie, legate ai diritti umani e a quelli della Terra. Anche in quest'opera infatti Ilona ha interpretato la storia che le ho proposto di don Sardelli, che si lega a un tema estremamente urgente in questo momento come i diritti degli ultimi e la necessità di collaborazione tra esseri umani, con la delicatezza stilistica che le è congeniale».

 

«È un grande onore per me partecipare a un progetto bello come la realizzazione di questo murale, che racconta la storia di un quartiere che non dovrebbe essere mai dimenticata», così l’artista Ilona Polanski parla del progetto, e chiude: «l'illustrazione nello spazio pubblico è un modo per raggiungere più persone. Spero poi che questo murale renda alle persone della zona il percorso verso la scuola e il lavoro un po' più allegro e stimolante».

 

Il murale “Le baracche dell’Acquedotto Felice” verrà realizzato tra il 12 e il 17 maggio 2025 nel cortile della scuola primaria Aldo Fabrizi all’angolo tra via Lemonia e via Valerio Publicola 165, e là sarà inaugurato venerdì 17 maggio 2025 dalle ore 10, alla presenza dell'artista, del curatore e delle istituzioni.

 

L'artista: Ilona Polanski

Ilona Polanski è nata nella Repubblica Ceca nel 1986 e si è laureata alla SUPŠ – Corso di Design e specializzata in Illustrazione e Grafica presso la Facoltà di Design e Arti Ladislav Sutnar di Pilsen. Fa parte del duo di illustratori Tomski&Polanski, che ha fondato con il collega Lukáš nel 2013. I loro lavori sono molto noti in Cecoslovacchia, pubblicati sulle pagine di giornali e riviste ceche o nei libri di autori contemporanei. Ilona ha realizzato anche animazioni e murales, e il suo stile è caratterizzato da figure tondeggianti e paffute, dipinte con colori
vivaci. Ilona è anche membro attivo dell’Associazione degli Illustratori Cechi che mappa la scena degli illustratori cecoslovacchi e ne cura gli interessi.

 

Il curatore: David Diavù Vecchiato

Nato a Roma nel 1970, David Diavù Vecchiato è tra i più attivi artisti italiani nell’ambito della Street art. I suoi primi interventi urbani risalgono all'inizio degli anni 90 e dello stesso periodo sono le sue prime mostre e pubblicazioni nazionali di fumetti e illustrazioni. Dal 2007 si è occupato della direzione artistica della galleria d’arte MondoPOP di Roma ed è stato tra i primi curatori in Italia a portare Urban Art nei musei e i musei in strada: ha curato il festival Urban Superstar Show e nel 2010 ha dato vita al progetto MURo (Museo di Urban Art di Roma), che ospita murales di note firme internazionali. Docente dal 2001 al 2013 allo IED di Roma, dal 2013 al 2018 cura su Sky ARTE la prima serie italiana di documentari sulla Street Art "Muro" e tra il 2016 e il 2018 è direttore artistico del progetto di arte pubblica GRAArt, da lui ideato e diretto per ANAS.

 

 

Il murale di Ilona Polanski per MURo

è prodotto da:

 


 

 


 

ha il patrocinio di:

 

Partner tecnico:

    



6.11.24

“WHAT A LOVELY DAY, TODAY!” di Diavù

 

 

TORNANO A ROMA LE OPERE D’ARTE SU SCALINATA DI DIAVÙ

L’OPERA È UN OMAGGIO ALL’ATTRICE ITALIANA MONICA VITTI

 

LA NUOVA OPERA “WHAT A LOVELY DAY, TODAY!” È A VIALE PARIOLI, NEL MUNICIPIO II, ED È DEDICATA AL FILM DRAMMA DELLA GELOSIA (TUTTI I PARTICOLARI IN CRONACA) DI ETTORE SCOLA

 

 

«Amo questa città e i suoi colori e senza di lei, Monica Vitti sarebbe molto più triste”.

Monica Vitti

 

Il progetto PopStairs ha già avuto in passato un’importanza di rilievo internazionale, grazie alla capacità di coniugare in maniera inedita e molto originale il linguaggio dell’arte visiva con il tema del Cinema, e ha prodotto dal 2015 in poi opere di Street art molto celebri, come i dipinti sulle scalinate a Roma che vedono ritratta Anna Magnani in Prati, quelli dedicati a Michèle Mercier a Corso Francia, a Ingrid Bergman a via Trionfale e ad Elena Sofia Ricci a Trastevere. Unica incursione maschile nel progetto, Gigi Proietti, ritratto da Diavù nei panni del burattinaio romano del 1800 Gaetanaccio a Valle Aurelia nel 2021. Nel 2017 è stata inoltre protagonista di un intervento di PopStairs la testa bronzea di cavallo nota come “Testa Carafa”, che l’artista romano ha dipinto sulla scalinata del Museo Archeologico Nazionale di Napoli su commissione dello stesso museo.

PopStairs mira alla riattivazione culturale dei contesti urbani attraverso questi originalissimi interventi anamorfici di Street art realizzati sulle alzate dei gradini delle scalinate, marchio di fabbrica di Diavù.

Le scalinate - oggetti architettonici spesso dimenticati e vandalizzati - accese di nuovo interesse dal segno artistico, diventano tele su cui l'artista imprime una testimonianza culturale che restituisce a quel preciso contesto urbano la propria identità sociale e storica che permette ai cittadini, residenti e non, di ritrovare uno spirito di appartenenza e comunità. I soggetti delle opere, comunque legati al mondo dell'arte e della cultura, vengono scelti in base a due criteri: la loro riconoscibilità e il legame con il territorio o col contesto urbano in cui viene realizzato l’intervento. L’illusione ottica che la tecnica dell’anamorfosi suscita crea inoltre nell’osservatore un effetto ‘magico’, quello cioè di far scomparire alla vista la scalinata, sostituendola con una figura quasi monumentale, che si erge verso l’alto.

Molte opere cinematografiche danno implicitamente rilievo culturale al patrimonio artistico e architettonico del territorio in cui sono girate, ed è proprio quest'importanza che fin dai suoi esordi PopStairs ha sempre puntato a valorizzare, rievocando questi film attraverso opere d’arte pubblica, e risultando uno tra i primi progetti al mondo a coniugare Street art e Cinema.

 

L’OMAGGIO A MONICA VITTI:

Del grande regista italiano Ettore Scola è anche il film che Diavù ha voluto omaggiare in questa nuova opera del progetto PopStairs, cogliendo così l’occasione di ritrarre Monica Vitti, divina del cinema italiano scomparsa nel 2022 a 90 anni.

La scelta è caduta su Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) che, uscito nel 1970, apre in qualche modo il periodo di maggior utilizzo di queste zone del Municipio II come set cinematografici naturali. Monica Vitti, che interpreta qui l'ingenua e seducente Adelaide Ciafrocchi, ha il banco di fiori a Piazza del Verano davanti al cimitero monumentale, e vivrà per un breve periodo dentro Casa Papanice.

Inoltre la Vitti, oltre ad essere assieme alla Magnani la diva più amata a Roma, è tra le attrici che più spesso ha girato film in questi quartieri. Tra questi: Noi donne siamo fatte così (1971) di Dino Risi, L’anatra all’arancia (1975) di Luciano Salce, Camera d’Albergo (1981) di Mario Monicelli, Scusa se è poco (1982) di Marco Vicario. In Amore mio aiutami (1969) di Alberto Sordi, la Vitti e Sordi vivevano in un appartamento alla Salita dei Parioli. Inoltre lei stessa ha vissuto nella zona del Nomentano negli anni di inizio carriera, presso Piazza Bologna.

«Il Municipio Roma II ha voluto fortemente la realizzazione di quest’opera, che rappresenta un autentico simbolo del nostro cinema e della commedia all’italiana» è quanto sostiene la Presidente Francesca Del Bello. «Nessuno meglio di Monica Vitti - prosegue la Presidente - ha saputo raccontare i cambiamenti sociali, culturali e politici del nostro paese. Siamo molto orgogliosi di ospitare il dipinto dell’attrice romana su una delle scalinate più belle del nostro territorio», conclude la Presidente.

 

L’OMAGGIO A ETTORE SCOLA E AL FILM:

Il tema che è alla base di Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) di Scola è il complicato triangolo amoroso tra i tre protagonisti, personaggi calati in un'Italia che rivela già in incredibile anticipo sui tempi il decadimento del boom economico, i limiti e i conflitti della sinistra e la crisi del patriarcato. Monica Vitti nel ruolo di Adelaide Ciafrocchi, Marcello Mastroianni nei panni di Oreste Nardi e Giancarlo Giannini in quelli di Nello Serafini, sono tre caricature inadeguate al cambiamento dei costumi che Scola racconta con tono grottesco e dolceamaro. Una storia che finirà con l’assassinio della donna, contesa dai due. Anche questa tematica è stata rilevante per la scelta del soggetto dell’opera.

Dice Diavù a tal proposito: «in questo film di Scola c'è la capacità straordinaria di raccontare un dramma come l'omicidio - anzi il "femminicidio" - analizzando con incredibile leggerezza narrativa la complessità che può esserci dietro una simile tragedia. Guardandolo arriviamo a comprendere i comportamenti di tutti e tre i personaggi, giustificando le loro passioni e le loro fragilità, e abbracciando anche quella loro umanissima semplicità, che Scola è riuscito a raccontare canzonandola in uno stile da fumetto, ma senza sottovalutarne mai la forte portata emotiva. In fondo sono già tre vittime della simulazione che negli anni successivi ci ha imposto sempre di più questa società, perché si impegnano ad aderire ai modelli che il boom economico affermava attraverso i mezzi di comunicazione dell'epoca. E ovviamente falliscono. Insomma, guardando il film si empatizza con la vittima ma allo stesso tempo con l'assassino, con il tradito ma anche coi traditori, e addirittura con chi cerca una propria felicità da fotoromanzo rosa, anche se è inevitabilmente a scapito di quella di qualcun altro. Non c'è un buono e non c'è un cattivo, siamo tutti terribilmente fallaci, in quanto umani. Lo amo e l'ho scelto perché è un film attualissimo, dal momento che oggi siamo sempre più portati a polarizzare fino all'estremo le nostre posizioni, dunque le discussioni, senza interesse a capire le ragioni dell'altro. Siamo retrocessi a una tifoseria da stadio, incapace di comprendere ed esprimere concetti complessi, e offendiamo l'altro per imporre prepotentemente la nostra presunta superiorità. Tant'è che il mondo è di nuovo in guerra. Contro questo male che ha colpito la nostra socialità credo che film come questo siano necessari».

 L. Maria Rita Delli Quadri, curatrice del progetto: “Nell’idea condivisa con Diavù, PopStairs nasce con l’obiettivo di riattivare culturalmente un territorio urbano e, nel farlo, restituire “dignità” ed attenzione ad oggetti architettonici spesso trascurati, se non vandalizzati come spesso sono le scalinate. Questo rende necessaria, se non indispensabile, una forte sintonia di intenti e di visione con l’Amministrazione, particolarmente in una città come Roma, la cui la gestione del territorio è parcellizzata in numerosi, per quanto amplissimi, mini-comuni. Per arrivare alla fase operativa di un intervento come questo di “Il Dramma della Gelosia” occorre attraversare percorsi amministrativi e burocratici anche complessi, in cui il supporto convinto e determinato degli uffici municipali si rende imprescindibile. Si tratta di un lavoro di squadra in cui la vera condivisione dell’obiettivo finale spesso è l’unico modo per raggiungerlo. Se questo era lo spirito del Bando di Lazio Crea, cioè dare vita ad una collaborazione virtuosa tra amministrazioni locali e operatori culturali, mi sento di affermare che il nostro progetto lo ha assolutamente rispettato. Il Municipio II è diventato, per PopStairs, una “famiglia” con cui ci auguriamo di poter presto condividere altri interventi e progetti che possano arricchire il territorio di nuove opere ispirate al Grande Cinema che, proprio in quei luoghi, ha trovato alcuni dei suoi set più iconici, nell’intento di dare vita ad un vero e proprio itinerario culturale”.

L'opera è a Roma sulla scalinata di Via Giovanni Battista Brocchi, a Viale Parioli nei pressi del civico 79.

Un omaggio che Roma fa alla sua Monica Vitti a pochi giorni dal 3 novembre, giorno della nascita della grande attrice, che in questo 2024 avrebbe compiuto 93 anni.